Quando il libro fu pubblicato, si presentò il problema di come dare un volto e un corpo all'extraterrestre.

Io, nella mia mente, lo pensavo un po' simile al giovane attore che aveva interpretato Tadzius nel film Morte a Venezia di Visconti, naturalmente un po' più giovane.

Ma l'origine extraterrestre mi suggeriva anche il personaggio di un fumetto dell'Intrepido, il principe Almos di Kalamayar.

Da Almos, il pensiero poi correva a un altro eroe fumettistico, Chiomadoro, principe del sogno.

Così eseguii un acquarello che rappresentava Mo nella sua tuta spaziale dell'arrivo, con le braccia incrociate, i lunghi capelli lisci e biondi (come appunto Chiomadoro) e lo sguardo serio di chi sa che lo aspettano dei guai.

Per me era perfetto, esattamente come lo avevo pensato scrivendo la sua storia.

L'editore aveva affidato le illustrazioni a una disegnatrice, Wanda Ricciuti (il cui nome poi non fu citato nel frontespizio del libro) e quando io chiesi di metterci in contatto perché volevo parlarle, si rifiutò, sostenendo che le avrei solo confuso le idee.

Non so chi gliele ‘chiarì’, perché quando arrivarono le prime prove, risultò che l’illustratrice aveva ambientato la storia in una ‘città spaziale’, con guglie, pinnacoli, rampe di lancio e dischi volanti. 

Persino l’editore capì che c’era stato un errore, e mi permise di mandare alla signora Ricciuti un appunto in cui le spiegavo che la storia si svolgeva sulla terra, in un ambiente familiare normalissimo, quasi banale. In quell’occasione l’editore le mandò anche  il mio acquarello, del quale purtroppo non ho conservato copia, e l’illustratrice se ne ispirò, femminilizzando e dando qualche anno più al personaggio, che tuttavia risultava abbastanza somigliante al mio ‘modello interiore’. Piacque molto alle bambine che lessero il libro, ma non a qualche recensore e a qualche libraio che, tanto per cambiare, lo trovavano troppo angelico e poco ‘graffiante’. 

 

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L’illustratrice, per la fretta o per una cattiva informazione, interpretò male il passo del romanzo in cui Mo, considerato un maschio, viene deriso perché fa un golfino a maglia per il fratello neonato. 

Evidentemente convinta che fosse già arrivato il responso che attribuiva a Mo il sesso femminile, Wanda Ricciuti disegnò una deliziosa bambina in stile Holly Hobbie, tutta vezzi, fiocchi e merletti, un vero assurdonell’economia della storia.

 

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Quando il libro venne edito dalla Euroclub fu scelta per la copertina un’altra tavola della Ricciuti che mostrava l’arrivo di una Mo più che adolescente. La stessa tavola fu usata per la prima copertina dell’edizione spagnola, pubblicata dall’Espasa Calpe. La seconda copertina spagnola ebbe un’illustrazione diversa.  

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Successivamente il libro cambiò editore. Inaugurò una nuova collana dell’Einaudi Ragazzi, e le illustrazioni vennero affidate a Emanuela Bussolati. Per la copertina venne scelta una tavola dai bei colori, ma del tutto inadeguata a rappresentare lo spirito del libro. Raffigurava l’episodio in cui la zia astronoma, sconfitta, ha rinunciato al suo sogno di andare in America e piange col capo chino sul tavolo davanti alla finestra aperta sul cielo stellato che non potrà più studiare. Così un libro di ribellione vincente veniva presentato come la storia di una sconfitta. Oltretutto il libro veniva, deliberatamente, indicato come una novità, quando dal suo primo apparire erano passati più di dieci anni. 

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L’edizione non ebbe molto successo. Più tardi la Einaudi Ragazzi venne diretta da Orietta Fatucci che per fortuna, scelse tra le illustrazioni della Bussolati, quella più adatta perché suggeriva con immediatezza la natura ‘ambigua’ di Mo. Mi sono divertita a comporre le due metà del viso del/la protagonista, in modo da ricavarne uno decisamente femminile e l’altro maschile.

 

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Probabilmente tuttavia questo romanzo non dovrebbe avere alcuna illustrazione, proprio per salvaguardare il mistero e la ambiguità del personaggio.

Anche gli illustratori, sia pure inconsapevolmente, sono condizionati dagli stereotipi  visivi del maschile e del femminile.