Un libro di memorie

 

GIUNI RUSSO da Un'estate al mare al Carmelo, edito da Bompiani nel 2009, più che una biografia potrebbe definirsi un libro di memorie.

Di solito però le memorie sono scritte in prima persona; colui che ricorda la propria vita è lo stesso che la racconta.

Capita anche che un personaggio che ha avuto una vita interessante, ma che non sa scrivere in modo altrettanto interessante, racconti a voce, o venga intervistato, da un giornalista o da uno scrittore che si incarica di stendere il testo.

Chiunque sia a scriverle, caratteristica delle memorie è che, quando esse vengono scritte, il loro protagonista è in vita e ben consapevole di rendere pubblici i suoi ricordi.

Quando ho scritto la storia della sua vita invece Giuni Russo era morta già da cinque anni.

Questo probabilmente rende il libro una anomalia nel suo genere.

Non biografia, in quanto non ho condotto per scriverlo, delle ricerche di tipo documentario, né raccolto testimonianze di persone diverse, né ho messo a confronto versioni e opinioni contrastanti.

Per intenderci, non ho seguito il metodo usato per scrivere la biografia di Eleonora d'Arborea.

Il fatto è che Giuni io la conoscevo personalmente, ero sua amica, e quei ricordi li avevo sentiti raccontare molte volte proprio da lei.

Negli ultimi tempi, quando Giuni era già ammalata e consapevole della fine imminente, il racconto mi era stato 'affidato' con consapevolezza e intenzione, perché, 'caso mai', un giorno, lo potessi scrivere.

E difatti un giorno, qualche anno dopo, l'Associazione GiuniRussoArte che nel frattempo era stata fondata da Antonietta Sisini, mi incaricò ufficialmente di scrivere e rendere pubbliche quelle memorie.

Della vita di Giuni, a partire dai diciott'anni, Antonietta è stata coprotagonista. Tutte le vicende narrate le aveva vissute anche lei a fianco dell'amica, e fu dalle sue labbra che ascoltai ancora una volta, come in un ripasso generale, tutta la storia.

Giuni era una donna che possedeva una voce straordinaria. Ne era stata consapevole fin da bambina e aveva affrontato con determinazione sacrifici e fatiche per coltivarla. Ma non aveva voluto diventare cantante lirica. Il suo sogno, all'inizio inconsapevole, era quello di 'contaminare', di rompere il confine dato per scontato tra musica alta e musica cosiddetta leggera. Dopo una lunga gavetta, si era affermata con canzoni 'estive' di grandissimo successo e la sua voglia di non adagiarsi ma di sperimentare strade sempre più originali e difficili aveva sconcertato i potenti dell'industria discografica. Testarda, Giuni non si era lasciata allontanare da quella che riteneva la sua vocazione artistica. Alla quale si era poi aggiunta un'altra vocazione, quella spirituale. La scoperta della mistica, quella cristiana e quella delle grandi religioni orientali. Anche la sua arte ne era stata profondamente influenzata: nuove strade le si erano spalancate davanti.

Purtroppo una gravissima malattia, combattuta con tenacia per cinque anni, aveva interrotto la sua vita e la sua ricerca. Aveva privato noi di una amatissima amica e il mondo della musica di un'artista straordinaria.

L'operazione che feci come premessa alla scrittura somiglia in qualche modo a quella che mi aveva aiutato, più di dieci anni prima, a scrivere Ascolta il mio cuore. Allora, con l'aiuto della mia amica Marisa che li aveva vissuti con me, avevo fatto riaffiorare alla memoria i nostri anni delle elementari, sotto la sferza della terribile maestra-arpia. Nello scrivere poi questi ricordi però mi ero presa alcune libertà. Il libro non voleva essere né una cronaca né una testimonianza, ma un romanzo di fiction, e dunque la nostra esperienza individuale doveva essere trasfigurata, in modo da diventare universale, simbolica di una particolare condizione umana.

Nel caso della storia della vita di Giuni invece l'obiettivo era quello di essere quanto più possibile fedeli ai fatti realmente accaduti. Antonietta ed io mettemmo in comune e confrontammo i nostri ricordi, quello che avevamo vissuto e quello che Giuni ci aveva raccontato. Il patrimonio di memoria di Antonietta era smisurato in confronto al mio. Registrammo tutto, cercando di seguire il più possibile la cronologia, e ogni sera io pazientemente 'sbobinavo' e cercavo di dare al suo racconto orale una adeguata veste di parole scritte.

La personalità della nostra amica però era stata cosi forte, così speciale, che inevitabilmente la scrittura la trasformava in un personaggio. Se la gente che la conosceva non avesse saputo che Giuni era proprio così, se di lei non fossero rimasti filmati con canzoni e interviste, i lettori avrebbe potuto pensare che me la fossi inventata.

C'erano anche, negli archivi della GiuniRussoArte un'infinità di fotografie, ufficiali e private. Istantanee di vita familiare e servizi realizzati da fotografi di grido. Tutte ci servirono a completare il ritratto di Giuni, a cominciare dalla bellissima immagine della copertina. Si decise che il libro sarebbe uscito in cofanetto, accompagnato da un dvd offerto dall'amico Battiato, La sua figura, un 'docufilm' dove l'artista aveva raccolto e montato una serie di 'momenti' della vita di Giuni: esibizioni dal vivo, riprese televisive, interviste... Un secondo disco, un CD, sempre contenuto nel cofanetto, offre invece al lettore l'assaggio di cinque 'demo', cinque brani inediti, sui quali Giuni stava lavorando.

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